Monaco: oltre al Covid 19 c’è la responsabilità di tutti

Trascorse indenni queste settimane finalmente, dal 2 giugno, il Principato di Monaco è approdato alla fase 3 post confinamento Covid19, quella che ha permesso alla maggior parte dei commercianti di rimettersi in gioco. Tuttavia, scongiurando il tanto temuto ‘stop & go’, ad oggi sappiamo che questo arresto delle attività produttive ‘non indispensabili’ è costato tanto, sia in termini economici che sociali. Al Governo di Monaco ha richiesto, ricordiamolo, una manovra finanziaria d’urgenza, di circa mezzo miliardo di euro, ma che in realtà avrà un peso ben più importante, visto che l’inizio della stagione estiva non sembra delle più rosee. Dimentichiamoci le migliaia di turisti – sicuramente non più i croceristi, quelli oramai sono interdetti, n.d.r.- che affollano le strade del Principato di Monaco o il porto per le feste popolari e tradizionali, spesso organizzate dal Comune monegasco. Del resto, a parte la programmazione degli spettacoli teatrali all’aperto previsti (forse) al Fort Antoine, non ci sono eventi, concerti o serate mondane che giustifichino il viaggio tanto da riempire le stanze della strutture alberghiere del gruppo SBM e privati, come il lussuoso Metropole, finalmente aperti e sanificati anche loro. Si è parlato, in più sedi, di turismo di prossimità.

Ma, anche qui, bisogna fare i conti con le limitazioni imposte dai protocolli sanitari europei che, per quanto non omogenei, contemplano tutti il distanziamento interpersonale richiesto per poter circolare liberamente, centimetri più, centimetri meno, senza incorrere in contagi volontari, mascherina a parte. Trovo comunque frustrante vedere che proprio queste regole che hanno limitato non solo le normali relazioni sociali ma anche tutto il comparto della ristorazione e del commercio al dettaglio siano spesso disattese, tanto in Italia quanto a Monaco, soprattutto durante manifestazioni pubbliche. Ci dicono di evitare assembramenti eppure continuano a circolare foto di gruppo in cui non ci solo autorità e congiunti ma anche dirigenti politici e personalità di una certa rilevanza, che posano tutti in fila, gomito a gomito, davanti alle telecamere o i fotografi, anch’essi spesso ammucchiati in poco spazio. Ebbene, queste velleità di sentirsi immuni da tutto e tutti non le capisco proprio, abbiate pazienza. Il buon esempio è fondamentale e purtroppo,tranne rarissimi casi, anche nel Principato di Monaco questo messaggio non c’è.

Diverso, invece, è il caso del Comitato per la promozione e la protezione dei diritti della donna che ha colto l’occasione per annunciare recentemente la partnership con la società calcistica AS Monaco. Pare infatti che, facendo riferimento al programma ASMONACOEUR, il Governo di Monaco abbia messo a disposizione per due mesi (maggio e giugno) una parte delle sue infrastrutture per dare rifugio alle donne vittime di violenza. Per questa iniziativa, la Delegata interministeriale per i diritti delle donne, Céline Cottalorda ha desiderato “ringraziare calorosamente AS Monaco per questo gesto di solidarietà e generosità”. Già, perché anche chi vive nell’iconico Principato non è esente, purtroppo, da situazioni difficili consumate tra le mure domestiche. Per fortuna, a loro difesa, sono attive diverse iniziative promosse sia dallo Stato che da associazioni locali. Ne esiste anche una che tutela anche i padri di famiglia vessati dai propri coniugi poco equilibrati. A dire il vero, però, non se ne parla diffusamente, se non nell’ultimo anno o meglio in coincidenza della crisi sanitaria Covid19 che ci ha confinati a casa. Così, ecco che al classico cliché appiccicato al Principato di Monaco che lo illustra come un Paese perfetto dove non accade mai nulla di spiacevole, improvvisamente viene contrapposta l’immagine di uno Stato moderno ed attento a tutte le problematiche sociali, dalla tutela dei minori al benessere delle categorie più deboli e degli anziani. Ebbene, inutile dirlo di nuovo, ma di questo aspetto monegasco ne sono particolarmente compiaciuta! Chapeau!

QE MAGAZINE 2020 #21

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