Principato di Monaco: Iacopo La Guardia si racconta a Qe-Magazine

​Chi se lo ricorda come il classico ragazzaccio ribelle, quello dispettoso che faceva ridere la compagnia pur essendone il leader, ora farebbe fatica a riconoscerlo. Perché Jack, il nostro Iacopo La Guardia, da buon toscano, pur non avendo perso la battuta pronta, non è più il ragazzaccio irriverente ed attaccabrighe con tutto quello che non lo ‘garba’.

Iacopo La Guardia by AMP Monaco, agosto 2020

Al contrario, diventato quasi ascetico, tollerante e zen, alla maschera dell’ironico, anche nei confronti della vita, adesso preferisce la meditazione ed il controllo, non semplice, della propria fisicità e di un corpo la cui pelle è segnata da tatuaggi che ne raccontano la sua storia di guerriero. E se si parla con lui o si osserva il suo profilo Facebook, alcun dubbio sorge che Jacopo sia davvero cambiato. Noi lo abbiamo incontrato per chiedergli la ragione di questa sua trasformazione, lui che padre esemplare di 3 figli (Lapo, Nina ed Elvis) si divide tra i suoi ristoranti, la moglie e la sua casa di campagna, lontana dal clamore e dal bling bling monegasco che continua ad affascinare giovani e vecchi di ogni nazionalità.

Per iniziare ci racconta che, dall’età di 15 anni, ha sempre fatto il ristoratore, ma a modo suo. Ma anche deejay, animatore, conduttore televisivo anche se quest’ultima esperienza non è durata anni. Tra le mani maneggia padelle e mestoli, si trova a suo agio tra i fornelli ma anche a portare vassoi e mascherine di protezione, quest’ultima entrata di diritto tra i suoi strumenti di lavoro. 

“Andavo male a scuola e, per questa ragione, i miei mi hanno messo a lavare i piatti nel ristorante dove mio padre cantava”.E poi, cosa è successo? “Sono cresciuto velocemente, forse troppo. Cercavo disperatamente e con rabbia la mia strada. Per avere risposte alla mia voglia di vita, decisi di arruolarmi nell’esercito e con i Caschi Blu, nel 1993, ho partecipato all’Operazione IBIS in Somalia. Ero direttore mensa ufficiali e truppa, lo sono stato per 6 mesi”. Un’esperienza sicuramente indimenticabile, immagino.E sì. Infatti a nemmeno una settimane dal mio arrivo a Mogadiscio il 2 luglio del ’93 ebbe luogo la battaglia del checkpoint Pasta, un immenso scontro a fuoco che coinvolse le truppe italiane e le milizie Mooryaan somale dirette dal generale Aidid. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, fu la prima volta che dei militari dell’Esercito Italiano furono coinvolti in un conflitto armato. Ed io ero lì, ho ancora i brividi adesso a pensarci, e non guardo nemmeno volentieri il il film del 2001 diretto da Ridley Scott, Black Hawk Down, ispirato proprio a quella vicenda”.

E come hai voltato pagina? “Una volta dimesso sono ritornato alla vita quotidiana. Senza più guardarmi indietro mi sono buttato a capofitto nel lavoro, maturando nei ristoranti varie esperienze in Italia, in sala e cucina. Fino a quando, nel ’96, ho preso in gestione nel ’96 la Vecchia Firenze insieme a mio padre Massimo”. Ricordo quei tempi: oltre alla fiorentina DOC, il locale era un punto di riferimento per molti italiani residenti a Monaco e anche rifugio preferito di noti volti dello spettacolo, amanti della buona cucina toscana casalinga.“Non conto più i clienti che poi sono diventati anche amici che vedo e frequento ancora oggi. Nel frattempo, però, mi sono spinto sempre più lontano gestendo anche un albergo, e altri ristoranti”. Ogni mattina una sfida nuova, scambiare la notte per il giorno con la pressione che saliva. Ma tu, in fondo, stavi ancora cercando la tua dimensione…“Un giorno ho letto un post su Facebook che parlava dei libri capaci di cambiarti la vita. Mi è saltato all’occhio un titolo: ‘Il Monaco che vendette la sua Ferrari’ . Essendo curioso di natura l’ho comprato e divorato in pochissimi giorni. Da allora qualcosa in me è scattato fino a portarmi ad iniziare un percorso interiore ispirato ai precetti della meditazione orientale”. A che punto sei ora? “Sono diventato maestro Reiki livello 2, ma anche coach personale a chi me lo chiede. Diciamo che mi presto a fare da trainer, per concentrare l’energia ed indirizzarla meglio, ‘con ottimi riscontri’ da quello che mi dicono i miei allievi”. E con lo yoga, quando hai deciso di cimentarti? “E’ accaduto lo scorso anno, a giugno. Ho incontrata la mia guida spirituale, anzi, me l’hanno presentata dei conoscenti. Da allora ho deciso di affiancare i suoi insegnamenti allo yoga. Confesso che tutto questo investirmi in qualcosa così diverso dal mio percorso personale di crescita mi ha cambiato la vita, letteralmente…Tipo? “Leggo molto, soprattutto quello che riguarda lo sciamanismo, la cultura indiana e tibetana. Mi rendo conto che queste filosofie di vite partono da una visione completamente diversa dalla nostra, per me però è quella più giusta”.

Ti è stata utile durante il confinamento che, tuo malgrado, hai dovuto subire come tanti altri ristoratori del Principato di Monaco, visto che è qui che hai la tua attività? “Inutile negarlo: il lockdown è stato complicato per molti aspetti: tanti i pensieri, tra cui la responsabilità dei miei 50 dipendenti e delle loro famiglie. Per fortuna il Governo di Monaco ed in genere l’amministrazione ci son stati d’aiuto. Inoltre, nei ritagli di tempo, ho approfittato per praticare lo yoga e la meditazione, anche se è stato difficile trascorrere giornate spensierate in un’atmosfera surreale”. Ed i tuoi figli, come l’hanno presa?“Credo che tutti i bimbi abbiano sofferto per la situazione: rinchiusi in casa, senza capire troppo il perché…Per noi genitori non è stato facile sostituirci agli insegnanti, ai compagni di scuola, ed impegnarli abbastanza da non farli annoiare in giornate a volte interminabili”.Come vedi il tuo futuro lavorativo? “Per i ristoranti la perdita finanziaria è stata evidente anche se nel Principato la situazione è stata gestita con tempestività grazie al dispositivo messo in pratica fin da subito dallo scoppio della pandemia Covid19. In questi giorni, invece,resta comunque difficile sensibilizzare i clienti che, purtroppo, non sembra vogliano rispettare le regole sanitarie imposte anti-Covid19. Ma io che sono abituato a non mollare mai, ora più che mai, sto facendo il mio meglio per fare in modo di che, chi decide di venire da noi, possa trascorrere qualche ora in serenità. In fondo la mia professione mi porta a pensare che questa è la mia grande famiglie ‘allargata’ e come un buon padre di famiglia mi sento molto responsabile. Soprattutto ora…”

QE MAGAZINE 2020 #25

QE-MAGAZINE è il primo ed unico settimanale digitale in italiano del Principato di Monaco (FacebookInstagram e Twitter) che propone anche una versione stampabile del magazine digitale ESCLUSIVAMENTE agli abbonati che ne facciano richiesta. Da seguire anche i video del canale YOUTUBE MonteCarloBlog

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