Roma, la forza del romanzo storico: Ippolita Avalli riporta in vita Cesare Borgia

La nostra Roberta Ficacci Zampino, coach wellness, ha lasciato per qualche settimana il Principato di Monaco, dove vive, per presenziare ad alcuni importanti appuntamenti romani. Come, ad esempio, la presentazione della scrittrice Ippolita Avalli, che il 16 giugno alle ore 18.30, presso la Mondadori di Piazza Cola di Rienzo, ha introdotto il suo nuovo romanzo storico. Un’opera che parla di potere, paternità, fratellanza e matrimoni: ombra e luce

Alla libreria Mondadori di Piazza Cola di Rienzo, a Roma, una sala gremita ha accolto la presentazione del nuovo romanzo di Ippolita Avalli. Accanto a lei Dacia Maraini, per un dialogo che ha riportato al centro uno dei personaggi più controversi del Rinascimento. Non era il classico incontro letterario. Alla Mondadori di Piazza Cola di Rienzo il pubblico è rimasto in silenzio ad ascoltare, seguendo ogni parola con un’attenzione sempre più rara. Merito di Ippolita Avalli, che con il suo nuovo romanzo dedicato a Cesare Borgia sceglie di raccontare il Valentino oltre la leggenda, liberandolo tanto dalla santificazione quanto dalla demonizzazione. Accanto a lei, Dacia Maraini, con cui si è sviluppato un dialogo intenso sulla storia, sul potere e sull’uomo. Un confronto che ha confermato come il romanzo storico, quando nasce da una ricerca rigorosa e da una scrittura capace di interrogare il presente, continui ad affascinare lettori di ogni età.


Otto anni di studio tra Italia, Francia e Spagna hanno permesso all’autrice di ricostruire la figura dell’uomo che ispirò Machiavelli. Un viaggio che, confessa, ha lasciato un segno profondo.
«Mi è rimasta addosso una fascinazione forte», racconta alla nostra Roberta che l’ha intervistata in esclusiva per QE-MAGAZINE. «Ha vissuto appena trentun anni e mezzo, ma riuscì a realizzare ciò per cui si sentiva nato: essere un condottiero e costruire un grande Stato. Aveva un sogno: unificare l’Italia e diventarne re.» el romanzo emerge con forza anche il rapporto tra Cesare e il padre, papa Alessandro VI. Non un semplice legame familiare, ma un rapporto nel quale politica, successione dinastica e potere si intrecciano continuamente. «All’epoca dei Borgia la dinastia era fondamentale per mantenere il potere», spiega Avalli. «Rodrigo Borgia fu determinante per Cesare, che apprese dal padre gran parte di ciò che avrebbe poi applicato nel governo della Romagna.» L’autrice, tuttavia, evita accuratamente qualsiasi giudizio morale. «Giudicare quel tempo con gli occhi di oggi è impossibile», osserva. «Quello che mi interessava era entrare nella dimensione privata e intima del personaggio, oltre che in quella storica.» Una scelta che rende il Valentino un uomo prima ancora che un simbolo del potere. Ed è proprio questa umanità a conquistare il lettore.
Secondo Avalli, il messaggio più profondo del romanzo riguarda proprio la fragilità del potere. «Il potere è vano, estremamente inaffidabile, perché prima o poi tramonta. Chi pensa di poter governare il mondo dalla propria posizione di potere sbaglia.»
Un’affermazione che acquista un significato particolare osservando il mondo contemporaneo. «Ho scritto questo libro adesso perché trovo molte similitudini con il tempo che stiamo vivendo», afferma. «Ci sono ancora tiranni che ritengono di avere il diritto di invadere terre, provocare guerre e sopraffazioni senza alcun senso di colpa.»


Il parallelismo con l’attualità non vuole sovrapporre epoche diverse, ma ricordare come alcune dinamiche del potere continuino a ripetersi nella storia. Tra le pagine emerge anche il rapporto tra Cesare Borgia e Niccolò Machiavelli. «Avevano in comune il sogno di fare l’Italia», ricorda Avalli. «Machiavelli vide inizialmente in Cesare l’eroe capace di cambiare il corso della storia e solo dopo la sua caduta comprese pienamente la portata di quella figura, consegnandola poi alle pagine del Principe.» Alla fine dell’incontro resta la sensazione di aver conosciuto non il personaggio scolpito dalla leggenda, ma un uomo attraversato da ambizione, contraddizioni e fragilità. È probabilmente questa la sfida più riuscita del romanzo di Ippolita Avalli: restituire complessità a una figura che la storia ha troppo spesso ridotto a mito o caricatura, ricordando che dietro ogni grande protagonista del passato si nasconde sempre una vicenda profondamente umana.

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