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Monaco Economic Board: si parla (anche) dell’ Ucraina con Jean-Christophe Caffet

Mentre s’inseguono voci di corridoio sul fatto che anche nel Principato di Monaco alcune carte di credito appartenenti a qualche russo residenti (e non solo) siano state bloccate – con evidenti problemi per gli istituti bancari di riferimento – e dal Palazzo è giunta ieri una comunicazione in cui invita al dialogo e la pace riferendosi al conflitto in corso tra la nazione più grande al mondo governata da Vladimir Putin e l’Ucraina, Jean-Christophe Caffet, il nuovo capo economista del gruppo Coface, ha presentato ai membri del MEB le principali tendenze macroeconomiche mondiali durante una conferenza organizzata in collaborazione con Gramaglia e la Banque Populaire Méditerranée

Programmata da tempo, giovedì 24 febbraio nel Salon Bellevue del Café de Paris, Jean-Christophe Caffet, si è espresso ad una platea attenta parlando prima di attualità e poi discorrendo sulle attività della Coface. Lo riferisce una nota diffusa dalla Monaco Economic Board (MEB): “Ho il pesante compito di presentarvi uno scenario che era aggiornato fino alle 4:59 di questa mattina”. Non è stato facile per il nuovo capo economista del gruppo Coface (agenzia e punto di riferimento nell’assicurazione dei crediti e nella gestione dei rischi) aggiornare le sue previsioni che sono state infrante dall’improvvisa accelerazione degli eventi in Ucraina. Tuttavia, se le conclusioni degli studi condotti dalla Coface sono messe in discussione, le analisi sull’evoluzione della situazione negli ultimi mesi sono comunque indicatori ed elementi di comprensione preziosi.
 
Per l’economista, lo scenario prevedeva un “atterraggio” dell’economia nel 2022 con una crescita del PIL del +4% a livello globale dopo il crollo del -3,5% nel 2020 e il forte recupero a +5,5% nel 2021. Un’evoluzione positiva, questa, osservata soprattutto nelle economie avanzate, mentre per i paesi in via di sviluppo, la disparità di situazioni era molto più grande ma complessivamente meno favorevole, generalizzata secondo i settori di attività presi in considerazione.

 Giocatore chiave dell’economia mondiale, Jean-Christophe Caffet ha poi rivolto la sua attenzione alla Cina per la quale ha espresso alcune preoccupazioni. Secondo lui il paese, il cui il consumo interno è ostacolato in particolare da una bolla immobiliare, non è in grado di compensare il calo delle attività di esportazione, con il problema aggiuntivo ai significativo problemi demografici. Un’altra questione affrontata è stata l’inflazione, sulla quale Coface ha visto una situazione “se non transitoria, probabilmente persistente, ma non ancora permanente”, con l’eccezione degli Stati Uniti, dove il rischio sembrava più elevato. Una tendenza piuttosto rassicurante grazie soprattutto ad un previsto calo dei prezzi dell’energia e un miglioramento delle catene di approvvigionamento. “È un fallimento”, ha notato il signor Caffet con un tocco di umorismo. Infine, interrogato alla fine del suo discorso su quali paesi o aree dovrebbero essere favoriti in questo periodo di turbolenza, il capo economista ha indicato ancora una volta le economie avanzate che in Europa, a suo avviso “sembrano aver preso la misura dell’imperativo di unire gli sforzi” benché, nell’insieme, non siano mal posizionate in termini di competitività globale. Ma lo stesso varrebbe anche il Sud Asia, dove il Vietnam e l’Indonesia in particolare, che sembrano fare bene, e più in generale i paesi in via di sviluppo paesi, qualora questi ultimi possiedano importanti risorse naturali. In breve, le prospettive di sviluppo sono ancora possibili.

Da sinistra a destra: Laetitia Nahum, responsabile dell’assicurazione dei rischi finanziari presso
Régis Etienne, direttore regionale della Banque Populaire Méditerranée; Michel
Gramaglia, direttore di Gramaglia; Michel Dotta, presidente di MEB; Jean-Christophe
Caffet, capo economista di Coface; Guillaume Rose, direttore generale esecutivo del
MEB.
QE-MAGAZINE #2 Febbraio 2022

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