Monaco e la crisi Covid19: il bilancio (atteso) della SBM

Considerata come la più antica società per azioni del Principato di Monaco, la Société des Bains de Mer (SBM), fondata nel 1863 da François Blanc, rappresenta ancora oggi il polmone economico del Paese retto dal Principe Alberto II che, tra l’altro, ne è anche l’azionista di maggioranza. Dai suoi risultati finanziari dipendono quindi non solo le sorti dei suoi dipendenti e del fatturato legato alle attività gestite dal gruppo che non sono solo quelle alberghiere ma anche giochi on line, i risultati dei Casinò gestiti direttamente e dall’immobiliare, quest’ultimo unico settore in crescita. Ma anche l’equilibrio delle attività finanziare legate al Governo del Principato di Monaco. A parlarne diffusamente con i rappresentanti della stampa, a margine dell’assemblea degli azionisti tenutasi lo scorso venerdì 25 settembre, è stato il suo Presidente – Delegato Jean-Luc Biamonti, il cui mandato di amministratore è stato rinnovato a larghissima maggioranza fino ad agosto 2025.

Jean-Luc Biamonti: copyright ©MONTE-CARLO Société des Bains de Mer -JC Vinaj

Inutile nascondere le cose: se le sorti del gruppo SBM, all’inizio del 2020, sembrava roseo e quasi da record, con un fatturato del primo trimestre vicino a circa 15 milioni, con l’arrivo improvviso della pandemia causata dal Covid19, ecco che i risultati sono ripiombati in negativo. La mancanza di clientela e di giocatori, prima dovuto al lockdown e poi alle restrizioni sanitarie imposte dalla maggior parte dei Paesi del mondo, ha costretto l’amministrazione SBM a rivedere i suoi progetti. Intanto indispensabile è stato il ricorso alla Disoccupazione Totale Temporanea Rinforzata (CTTR), applicato fino ad un massimo del 66% del personale a maggio, poi sceso al 20% ed ora in risalita. Ma anche del telelavoro che, pare, sia stata particolarmente efficace. Ora però che la stagione estiva è terminata, lo stesso Jean-Luc Biamonti, traccia un bilancio onesto, non nascondendo la possibilità di ricorrere massicciamente a queste misure offerte dalla Governo di Monaco per non licenziare nessuno sebbene 8.000 sono stati i contratti stagionali non attivati quest’anno. La situazione non migliorerà certo nelle settimane a venire: la chiusura della Salle des Etoiles, del Jimmy’z – più che altro per motivi di inadeguatezza delle normative sanitarie non applicabili ad una discoteca – del Sun Casino e del ristorante Ômer, sono dati per certi. Ma non dell’Hotel Hermitage “non per ora almeno, perché non è che chiudendo un hotel si risparmiano di colpo le spese, non funziona come un interruttore on/off” ha detto Biamonti. Nel dettaglio, nel corso dell’esercizio 2019/2020 il Gruppo S.B.M. ha realizzato vendite di 619,8 milioni di euro per l’intero esercizio 2019/2020 rispetto ai 526,5 milioni di euro del 2018/2019, con un miglioramento del 18% rispetto all’intero esercizio. L’incremento del fatturato di 93,3 milioni di euro è il risultato di un miglioramento dei ricavi in tutti i settori di attività, registrato in modo continuativo nel corso dell’esercizio fino alla fine di febbraio.

Jean-Luc Biamonti durante la conferenza stampa organizzata all’Hermitage

Tuttavia, l’ultimo mese dell’esercizio finanziario è stato fortemente influenzato dalle conseguenze dell’ epidemia Covid-19: infatti l’impatto della pandemia sull’attività nell’ultimo mese dell’anno fiscale 2019/2020 – i già citati 15 milioni in termini di fatturato – ha portato il risultato operativo del Gruppo S.B.M. a 22,6 milioni di euro, rispetto a una perdita operativa di -9,6 milioni di euro per l’esercizio precedente. Senza avere la sfera di cristallo che tutti auspicheremmo di possedere, soprattutto ora, anche Biamonti riconosce la necessità di adattarsi alla realtà, ancora più preoccupante per i prossimi mesi, soprattutto perché non sono in programma – o sono stati cancellati – congressi, eventi commerciali e promozionali, poco adatti alle circostanza soprattutto quando le stesse aziende rischiano di chiudere. In controtendenza rispetto l’industria alberghiera e del gioco d’azzardo, è l’immobiliare e le locazioni degli appartamenti residenziali e gli uffici: infatti, se Biamonti ha riconfermato di aver concesso, come gruppo SBM, metà degli importi previsti per le attività commerciale, nei primi due mesi, l’offerta del One Monte-Carlo è quasi completa. Difatti i locali indirizzati alle aziende ospitate in una delle torri del One Monte-Carlo, sono stati affittati per un totale di cinque piani su nove e due sono in discussione. Per quanto riguarda l’abitativo, invece, solo sei appartamenti su 38 sono ancora disponibili. Il perché di questo picco, sempre secondo Jean-Luc Biamonti, non è tanto per una questione di tasse quanto perché molti considerano Monaco un’oasi di pace e sicurezza: ad esempio infatti ha citato un americano molto ricco tra i nuovi locatari che, comunque, usufruiscono anche dei servizi alberghieri di alto standing. I prezzi proposti, invece, non dipendono dalla posizione dell’appartamento, visto gli affittuari non hanno mostrato preferenze tra le villette che si affacciano sulla baia del Meridien e i trilocali del One Monte-Carlo, dell’immobile che ha sostituito l’hotel Balmoral, e del Monte Carlo Bay, il cui costo per residence non è inferiore a 200k al mese. Non volendo svendere la destinazione Monaco, per Biamonti l’obiettivo resta comunque quello di contribuire al rilancio dell’attrattività di Monaco portando avanti i soli investimenti possibili sul territorio abbandonando tutti gli altri. Tra questi la costruzione di una diga sottomarina della spiaggia del Beach; le grandi soirée-cene sorpresa dedicate ai giocatori e grandi clienti, allestite periodicamente all’interno delle sale barocche del Casinò; e l’inaugurazione della terrazza all’aperto al Café de Paris prevista il 9 ottobre. Infine, dal punto di vista finanziario, confermata l’operazione con il gruppo Betclic, che ha permesso di incanalare 65 milioni di euro verso la SBM ed un programma per l’emissione di titoli di debito negoziabili a breve termine, siglati nel luglio 2019, per un importo massimo di 150 milioni con garanzia governativa. Al 23 settembre, la vendita di questi ultimi era di un terzo del totale, ossia a 50 milioni di euro, dando al gruppo una posizione di cassa libera di 90 milioni di euro. Insomma, si guarda avanti con moderata fiducia…

QE-MAG@ZINE #25

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