Dal Principato di Monaco un regalo per Natale: un chiarimento sul coronavirus

Nominare le cose in modo sbagliato aumenta la sfortuna del mondo“. Citando Albert Camus, il Prof. Pablo Goldschmidt, noto ricercatore e virologo che vive e lavora nel Principato di Monaco, ha scelto la nostra testata per regalarci, il giorno di Natale, una sua riflessione intitolata “Protezione contro l’infezione da SARS CoV 2: gli errori che creano confusione”. E, con questo testo, la redazione saluta i fedeli lettori augurando Buon Natale in salute ed armonia.

  L’insieme delle informazioni inesatte, e/o delle diciture errate, sulla SARS CoV-2 (l’agente del COVID 19), stanno contribuendo a generare un clima sociale di incertezza. Per un paio d’anni anni abbiamo spesso sentito dichiarazioni di panico, sovente ingiustificate, che hanno portato all’erosione della credibilità sia verso i media che nei confronti degli operatori sanitari. 
   Tale confusione veniva spesso accompagnata da quotidiane intriganti teorie cospirative. 

    Infatti, nel 2020, le autorità hanno assicurato che l’efficacia, erroneamente e prematuramente valutata,  di due dosi di vaccino (erroneamente denominati ed ancora in regime di autorizzazione all’uso d’emergenza) era superiore al 95%. Questi preparati avrebbero dovuto essere caratterizzati invece come “preparazione farmaceutica profilattica” (PFP). 

1 – I PFP sono lontani da ciò che fino ad ora era inteso come vaccini, generalmente concepiti come microrganismi attenuati o morti o proteine ​​selezionate che, una volta introdotte negli organismi viventi, prevengono le malattie infettive. La somministrazione di PFP ha ridotto la gravità del COVID 19 ma non ha evitato né la reinfezione da SARS CoV-2 né la trasmissione virale. Occorre quindi una revisione completa in merito all’idea errata su questi preparati che, per essere chiarita, merita un’ulteriore approfondimento.

2 – Per quanto riguarda la circolazione globale dei virus respiratori, ci si dovrebbe aspettare la reinfezione e la ricomparsa dei coronavirus poiché l’uomo e gli animali ne sono dei portatori. Quindi, come per altri virus respiratori (Influenzavirus, Adenovirus e Rhinovirus) sembra illusorio prevedere l’eliminazione della SARS COV-2 mediante vaccinazione obbligatoria. 
L’analisi completa dei dati suggerisce che, invece di propendere sulla previsioni dell’eradicazione virale, si deve essere chiaramente informati che la somministrazione dei PFP sono decisioni individuali, che riducono significativamente i rischi di sviluppare effetti clinici gravi a seguito infezioni, o reinfezioni ,da SARS CoV 2.

3 – Nell’analizzare le decisioni per i richiami ripetuti, appare un errore sistematico quello che considera che la protezione da CoVID 19 dipenda dai titoli anticorpali nel sangue periferico. Infatti, le immunoglobuline circolanti possono essere necessarie ma non sufficienti. I predittori della protezione antivirale richiedono almeno di prendere in considerazione le capacità anticorpali neutralizzanti individuali e la funzionalità antivirale cellulare attiva.

4 – Per la prima volta nella storia della microbiologia, le persone sono state costrette a farsi iniettare due dosi di PFP, in meno di un anno, per ottenere un documento sanitario o un QR (codice a barre a risposta rapida).  In diversi paesi i passaporti sanitari, e/o i codici QR vincolati dalla legge, sono stati una “motivazione” indiretta per spingere le persone riluttanti ad accettare il PFP come unico modo per recuperare la libertà. Con l’adempimento di questi obblighi si è ottenuto permesso di muoversi e di interagire, ma sempre con il rischio di trasmissione virale e di reinfezione. Sorprendentemente, solo poche settimane dopo che i due PFP erano stati resi obbligatori, questi documenti non erano più validi e nuove regole richiedevano tre iniezioni successive in meno di un anno. 

5 – La condizione di salute di persone apparentemente sane(persone che hanno ricevuto due o tre PFP, oppureconvalescenti o ipersensibili ai PFP, ecc.) è stata per la prima volta nella storia violata e resa accessibile dalle forze di polizia, personale dei bar, ristoranti, centri commerciali, cinema, teatri, compagnie aeree, ecc.

6 – Quando sono stati sequenziati i nuovi SARS CoV 2, si sono avuti allarmi ingiustificati, a volte privi di informazioni sulla patogenicità specifica del ceppo. Il panico per le varianti ha aggiunto confusione che in diversi paesi ha giustificato limitazioni alla libertà delle persone, soprattutto per bambini e ragazzi sani in ambienti con barriere meccaniche e distanziamento sociale.

7- Per le persone non in grado di presentare i passaporti sanitari, ma che rispettavano rigorosamente tutte le precauzioni protettive, era scientificamente ingiustificabile,ma lecito, vietare loro il posto di lavoro e sospendere la retribuzione.
Gli operatori sanitari sono stati esposti alla contaminazione virale nei diversi mesi precedenti la disponibilità del PFP, perché le barriere (maschere, ecc.) note per la loro efficacia non erano previste, e talvolta addirittura sconsigliate in modo massiccio. Troppi lavoratori non protetti si sono ammalati e migliaia hanno perso la vita a causa dell’ignoranza e dell’irresponsabilità dei consulenti. Una volta disponibile il PFP, le autorità politiche hanno accusatoil personale sanitario di un comportamento criminale anche se accettavano tutte le misure di protezione ma non erano d’accordo di farsi inoculare il PFP. Paradossalmente, il PFP obbligatorio ha fatto proscrivere coloro che erano applauditi per aver dato conoscenza, tempo e salute per la cura, mettendo le risorse sanitarie umane (già a corto di personale) in una situazione critica. 

8 – I dati di mortalità attribuiti a COVID-19 meritano ulteriori chiarimenti. Ad esempio, le benzodiazepine (controindicate per insufficienza respiratoria) e gli oppioidi (depressori respiratori) sono stati autorizzati ad essere iniettati per via endovenosa a persone con “sintomi”, oppure “con sospetto”, di essere infettate da SARS CoV2. Questi farmaci riservati all’uso delle unità di cure palliative (prima di marzo 2020) sono stati inclusi in quella che è stata ufficialmente (ed erroneamente) denominata “gestione della malattia COVID-19 all’interno sia delle istituzioni di cura che a domicilio. Il bollettino di dettaglio delle leggi e degli annunci ufficiali affermava che queste decisioni, a breve termine, miravano a ridurre i ricoveri per non saturare gli ospedali. Il fatto è che le persone “sospettavano” di ricevere depressori respiratori. L’equivoco e le decisioni affrettate possono essere testualmente assimilate a un incitamento all’eutanasia degli anziani, aggiungendo ulteriore confusione al quadro globale della SARS CoV2.

9 – Per quanto riguarda le decisioni governative obbligatorie (spesso contraddittorie), le opinioni etiche non sono state soppesate contro alcun tipo di considerazioni compensative. Alcune persone hanno opinioni personali spesso errate contro il PFP (danno iatrogeno) e i principi compensativi, come la libertà di coscienza, non sono stati presi in considerazione dalla maggior parte dei ministeri della salute. 

  Da quanto sopra, sembra che le decisioni per il PFP obbligatorio, e ripetitivo, dovrebbero integrare le informazioni sui virus respiratori precedenti (conoscere) e ampliare la valutazione dei predittori protettivi con i test d immunologia cellulari, nonché considerare le reti molecolari geneticamente determinate (reactoma e inflazoma). Prof. Pablo Goldschmidt, Virologo (ret) Francia


PFP: Pfizer-BioNTech Comirnaty COVID-19, Moderna Spikevax COVID-19, AstraZeneca, Vaxzervria, Janssen Johnson & Johnson

QE-MAGAZINE #9

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