Monaco, Grimaldi Forum: ultimo giorno per ammirare la mostra dedicata a Giacometti

Riuscirà l’esposizione estiva del Grimaldi Forum di quest’anno, dedicata alle opere realizzate dall’artista Alberto Giacometti, ad eguagliare il successo di pubblico ottenuto durante le edizioni passate dedicate a Dalí, Bacon, Picasso e Warhol? Per saperlo mancano poche ore visto che oggi, 29 agosto, è l’ultimo giorno per apprezzare la retrospettiva intitolata “Le réel merveilleux”, composta da oltre 230 opere provenienti per la maggior parte dalla Fondazione Giacometti, ma anche dalla Fondation Maeght  e da collezioni private, i cui pezzi, foto e video sono stati qui valorizzati in un percorso straordinario grazie alla scenografia firmata da William Chatelain…

La mostra dedicata ad Alberto Giacometti, possiamo già dire, è stato il must dell’estate culturale del Principato di Monaco 2021. Già al suo debutto, la direttrice del Grimaldi Forum, Sylvie Biancheri, sapeva di essere riuscita a creare qualcosa di unico: “Mostreremo una delle più grandi retrospettive mai realizzate per valorizzare questo grande artista del 20° secolo, contribuendo così a sensibilizzare l’opinione pubblica sul suo lavoro” ha affermato la direttrice a margine della presentazione stampa che ha dato il via all’esposizione. Ed in effetti, forse per merito dell’allestimento ideato ad hoc per l’occasione, con 14 sale tematiche ideate per svelare le tante sfaccettature dell’estro creativo del maestro Giacometti, lo stupore non è mancato anche per chi del maestro svizzero ne era grande conoscitore. Dalla lavorazione degli acquarelli alla riduzioni in scala delle teste, il percorso espositivo del Grimaldi Forum ha il merito di riuscire a farci apprezzare quelle suggestioni che hanno suscitato il senso di meraviglia che lo stesso Giacometti ha trasposto in tutta la sua produzione artistica come la conosciamo noi. “Le réel merveilleux” ossia la “Meravigliosa realtà’ non poteva essere titolo più azzeccato per questa retrospettiva dedicata all’artista nato in Svizzera a Borgonovo di Stampa, nel Canton Grigioni (Svizzera), il 10 ottobre 1901. Da visitare senza fretta, la mostra illustra quali siano gli spunti dai quali si è sviluppato l’estro creativo del maestro. Dal padre, Giovanni Giacometti, un pittore ritrattista e paesaggista, Alberto acquisisce la padronanza del mestiere, debuttando precocemente realizzando sculture di figure destrutturate che poi si sono evolute nel tempo, transitando tra le suggestioni del post-impressionismo al surrealismo.

Nella mostra di Monaco, in effetti, sono evidenziate anche le diverse trasposizioni artistiche originate dalle tante ossessioni dell’uomo-artista. Tra queste, ad esempio, ampio spazio è stato riservato al dolore, trasformato in ispirazione artistica, che la tragica visione di un amico malato morto di cancro, ha spinto Giacometti a elaborate le teste scolpite in versioni delle stessa ma più ridotte rispetto ai corpi filiformi retti da piccoli piedistalli integrati nell’opera. Spiccano poi le sagome in bronzo ispirate alle pose delle statue egizie tanto care all’artista svizzero, che le interpreta fino a stigmatizzarle poggiandole non su due bensì su un unico grande piede, sproporzionato rispetto al corpo raffigurato con le braccia e le mani pressate sui fianchi e le gambe unite, una posa assolutamente innaturale eppure staticamente in movimento. E poi, ancora, non mancano le pitture nere degli anni ’50 e le modifiche ai gessi ritoccati e dipinti. Impressionante, se non meravigliosa (l’artista usava spesso questo termine) la sala ‘Nature’, con gigantografie che ritraggono suggestivi paesaggi che circondano sculture dalle dimensioni più contenute, con elementi primari come le rocce, l’albero e la testa che si integrano gli uni negli altri. Se l’immensità dell’allestimento monegasco evoca la solitudine dell’artista, l’originalità della sala immersiva, con le immagini di Giacometti proiettate su piani tridimensionali, consente un approccio più coinvolgente, grazie alle diverse visioni oniriche che si susseguono in un video di meno di 5 minuti. A parte la straordinaria eleganza di diverse note sculture dell’artista, come l’albero realizzato su richiesta di Samuel Beckett per decorare il palco dello spettacolo teatrale ‘Aspettando Godot’, il visitatore si ritrova al termine del percorso ad interrogarsi sul senso dell’Uomo che cammina, che sembra quasi un messaggero della speranza che incitare alla ripartenza.

Eppure, è proprio qui, a Monaco che è possibile comprendere come le opere di Giacometti, così iconiche e minuziose nei dettagli, siano frutto del suo vissuto, di quel suo modo di rappresentare la realtà che plasma la materia e poi si anima e diventa altro, meravigliando lui stesso. La curatrice dell’esposizione, Emilie Bouvard, direttore scientifico e collezioni della Fondazione Giacometti, ci ha svelato il profilo di un uomo complesso e semplice allo stesso modo, apprezzato già dai suoi contemporanei perché in lui intravvedevano la realtà descritta con gli occhi di un bambino capace di plasmare i simboli canonici utilizzati dal pittore ma trasformati in scultura, offrendo una completa panoramica di quelli che sono stati tutti i suoi periodi artistici. Coerente con l’essenzialità anche la scenografia delle sale firmate William Chatelain, che è riuscito a plasmare 2500m2 di spazio espositivo in aree originali e personalizzate, fondamentali per avvicinare e sensibilizzare il pubblico allo straordinario lavoro dell’artista ed al suo complesso universo espressivo. Insomma, se l’ambizione degli organizzatori della retrospettiva monegasca su Giacometti è quella di voler rivelare quelle profonde verità nella ricerca della sua “Meravigliosa realtà”, mai scontate e sempre attuali, beh, considerati i tempi e le circostanze, è probabile che siano pienamente riusciti nel loro scopo. (Foto by Saverio Chiappalone, per gentile concessione della Fondazione Giacometti, agosto 2021)

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