Massimo Gramellini conquista il Principato di Monaco: il coraggio, la passione e il potere delle parole
Al Théâtre des Variétés, tra applausi, emozioni e riflessioni sul valore del dialogo, lo scrittore e noto giornalista torinese ha inaugurato nel Principato di Monaco la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo presentando il suo ultimo libro, Beato il popolo che non ha bisogno di eroi. Una serata che ha ricordato come gli eroi siano spesso persone comuni capaci di vincere le proprie paure.

Una fila interminabile per ottenere una dedica, una firma tracciata con una semplicissima penna Bic Cristal, che Massimo Gramellini sostiene scriva persino meglio di una Montblanc. E un pubblico che, dopo averlo ascoltato per oltre un’ora, non sembrava ancora disposto a lasciarlo andare. È questa una delle immagini più belle della serata che, lo scorso 19 ottobre, ha segnato il ritorno di Gramellini nel Principato di Monaco, ancora una volta per presentare un libro pubblicato da Solferino. Un titolo che già suggerisce una riflessione sul coraggio, sulle scelte e sulla straordinaria capacità di alcune persone di trasformare la propria esistenza, e talvolta quella degli altri.


Accolto da un lungo applauso al Théâtre des Variétés, Gramellini è stato protagonista dell’incontro inaugurale della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, organizzato dalla Società Dante Alighieri di Monaco. Ad aprire la serata è stata la presidente Maria Betti, che ha voluto rendere omaggio ai sostenitori di questo appuntamento, Doriana e Claudio Marzocco, consegnando loro una targa quale riconoscimento dell’impegno a favore della cultura. A portare il saluto istituzionale è stata l’Ambasciatrice d’Italia nel Principato, Manuela Ruosi.

Poi il palcoscenico è rimasto tutto per lui. Solo, al buio, senza bisogno di effetti speciali. Si accendono le luci e lì, seduto su uno sgabello e un leggio, ha iniziato a parlare con quella capacità rara di trasformare una conversazione in un racconto collettivo, alternando ironia, profondità, memoria e sentimenti. “Il dialogo comincia dove finisce il bisogno di avere ragione”, ha detto subito, come recita anche il filo conduttore della serata e tema centrale della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Per Gramellini dialogare significa rinunciare alla pretesa di avere sempre ragione, significa ascoltare, comprendere, esercitare l’empatia. Significa soprattutto imparare a mettersi nei panni degli altri: dei giovani immersi nei loro dispositivi, di chi attraversa un momento difficile, di chi vorrebbe comunicare qualcosa ma non trova le parole giuste. Perché le parole possono costruire ponti, ma possono anche innalzare muri.

Nel suo ultimo libro Gramellini racconta cinquantadue storie di coraggio, attraversando generazioni e destini: dai bambini straordinari alle persone ultranovantenni, accomunate dalla capacità di affrontare la vita senza rinunciare alla propria identità e alle proprie passioni. Ma è stata soprattutto la storia numero cinquantadue a rivelare qualcosa di profondamente personale. Gramellini ha spiegato che, fino a quel momento, il libro non conteneva nulla di autobiografico. Poi, quasi inevitabilmente, è arrivato il confronto con la memoria del padre. Un padre severo, difficile, temuto non soltanto dal figlio ma anche dai suoi amici. Un uomo che aveva chiarito senza esitazioni il proprio ruolo: «Non sono tuo amico, sono tuo padre». Eppure, tra loro esisteva un linguaggio comune, forse l’unico capace di superare silenzi e distanze: il Torino. Il Grande Torino, la squadra leggendaria la cui storia si interruppe tragicamente il 4 maggio 1949, quando l’aereo che trasportava i giocatori si schiantò contro la Basilica di Superga. C’era molto “Torino”, e molta torinesità, nelle parole di Gramellini. Quella miscela di riservatezza, ironia, pudore dei sentimenti e fedeltà alle proprie radici che appartiene profondamente alla cultura della città. E proprio il Torino è stato anche, indirettamente, all’origine della sua stessa esistenza. Gramellini ha raccontato infatti che suo padre, dopo una splendida partita disputata dai granata allo stadio Filadelfia, trovò il coraggio di interrompere una relazione nella quale non era felice. Una decisione difficile, ma necessaria, che gli avrebbe consentito di incontrare la donna destinata a diventare la madre di Massimo. Un altro concetto ha attraversato la conversazione: quello della “bambinaggine”, intesa come capacità di conservare lo stupore infantile davanti alla vita. Ben diversa dall’infantilismo, che Gramellini considera una delle malattie del nostro tempo, la bambinaggine è la capacità di meravigliarsi, di coltivare curiosità, di guardare il mondo senza perdere il desiderio di scoprirlo. È anche una forma di coraggio, perché significa non lasciarsi imprigionare dal cinismo, dalle abitudini e dalle disillusioni.



Gli eroi raccontati da Gramellini non sono necessariamente personaggi celebrati dalla storia. Sono uomini e donne che hanno avuto il coraggio di essere i primi, di credere in qualcosa, di seguire una passione anche quando sembrava impossibile. Come Mike Bongiorno, pioniere della televisione italiana, o Alex Zanardi, simbolo straordinario di resilienza. Gramellini ha ricordato anche un episodio personale con Zanardi, quando poco prima di una sua intervista televisiva riuscì a rassicurarlo confessandogli che anche a lui tremavano le gambe per l’emozione. Una lezione preziosa: il coraggio non consiste nell’assenza di paura, ma nella capacità di affrontarla. E poi John Lennon, la cui passione per la musica contribuì alla nascita di una delle avventure artistiche più rivoluzionarie del Novecento: i Beatles. Storie diverse, epoche lontane, ma un unico elemento comune: la passione come motore delle scelte e il coraggio di trasformarla in qualcosa di concreto.

Più volte gli applausi hanno interrotto la conversazione, non per interromperne il ritmo, ma per sottolineare una frase, condividere un’emozione, manifestare riconoscenza. Gramellini ha parlato senza artifici, con la naturalezza di chi conosce il peso delle parole e sa utilizzarle senza sprecarle. Serio e ironico, diretto e capace di commuovere, ha ricordato al pubblico che la comunicazione non è soltanto una professione o un talento: è una responsabilità. In un’epoca in cui tutti parlano e pochi ascoltano, il vero coraggio potrebbe essere proprio quello di fermarsi, comprendere e lasciare spazio alla voce degli altri. E alla fine, il coraggio di un piccolo sogno. E qui il racconto diventa inevitabilmente personale. Anch’io ero in quella lunga fila, con il suo libro tra le mani, in attesa di una dedica destinata a una persona a me molto cara. Ascoltando Gramellini parlare di coraggio, di passioni e di persone che hanno osato inseguire i propri sogni, ho sentito nascere un impulso inatteso. Nella mia borsa c’era anche un altro libro. Il mio. Il primo, ‘Unit-à’. Un libro che, per una curiosa coincidenza, costa dieci centesimi più del suo e contiene certamente molte meno storie, ma custodisce qualcosa che per me non ha prezzo: un sogno diventato realtà. Mi sono fatta coraggio. Con un certo imbarazzo, lo ammetto, gliel’ho consegnato. Perché, in fondo, chi meglio di Massimo Gramellini può comprendere che cosa significhi seguire una passione, superare le proprie esitazioni e trovare il coraggio di condividere qualcosa di profondamente personale? Lui lo ha preso, lo ha messo nella sua borsa e mi ha promesso che lo avrebbe letto. Chissà. Forse non accadrà. Forse sì. Ma in quel piccolo gesto ho ritrovato il senso più autentico della serata: il coraggio non appartiene soltanto agli eroi che ammiriamo, ma anche a chi, almeno una volta, decide di vincere la paura e dare una possibilità al proprio sogno. Grazie, Massimo Gramellini, per avercelo ricordato. E grazie alla Società Dante Alighieri di Monaco, alla sua presidente Maria Betti, a Doriana e Claudio Marzocco e all’Ambasciatrice Manuela Ruosi per aver reso possibile un incontro nel quale la lingua italiana ha dimostrato, ancora una volta, di essere molto più di uno strumento di comunicazione.È memoria, identità, emozione. E soprattutto, dialogo.
QE-MAGAZINE è il primo ed unico periodico digitale in italiano del Principato di Monaco (Facebook, Instagram e Twitter) che propone anche una versione stampabile del magazine digitale ESCLUSIVAMENTE agli abbonati che ne facciano richiesta. Seguiteci anche su nostro canale YOUTUBE MonteCarloBlog e anche sul nostro canale Telegram Monaco Pocket






