Monaco: in attesa di un pass sanitario differente

Il mese di maggio appena trascorso ha offerto numerosi spunti di riflessioni che avrei piacere di condividere con voi: dallo svolgimento dell’E-Prix e del Gran Premio di Monaco all’allentamento delle misure sanitarie di contenimento del virus, tutto pare sia passato sotto la lente d’ingrandimento del Governo monegasco, costretto a decuplicare i controlli per assicurarsi che la diffusione del coronavirus non impattasse negativamente sulla popolazione residente. Con un tasso del 43,03 % di vaccinati (16.502 hanno ricevuto la prima somministrazione e 13.527 persone – ossia 81,97%- che hanno ricevuto la seconda), il Principato di Monaco prosegue dunque la sua politica nonostante sia territorialmente un enclave nel territorio francese.

La questione del PassSanitaire però, anticamera dell’europea Green Card, diventa una necessità impellente se si vuol far ripartire il turismo ed il business, come dicono dal Governo di Monaco e tutti noi speriamo. Al momento, se avete un collega o un amico che viene a Monaco, costui non può fermarsi a pranzare, né a cenare in un ristorante o in un bar monegasco. Può solo nutrirsi con panini e cibo d’asporto. Lo dice l’ultimo regolamento ministeriale diffuso su https://covid19.mc/les-mesures-a-compter-du-17-05-21 . Però, se le stesse persone si spingono al di là del marciapiede, in Francia, possono invece sedersi e godersi il loro piatto caldo, in tutta tranquillità. Inoltre, nell’ultima nota diffusa dal Consiglio Nazionale di Monaco si evince che gli eletti lotteranno affinché, presto, non s’indossi più la mascherina in ‘certe condizioni’, quando, ancora qualche giorno fa il Ministro di Stato Pierre Dartout si raccomandava di non abbassare la guardia e di mantenere inalterate le regole sanitarie imposte. Senza assicurarsi se ci sarà o meno ‘effetto Gran Premio’ l’emiciclo monegasco sostiene che prossimamente alcune ‘misure, tra cui la fine del coprifuoco o la riduzione del coprifuoco, saranno le argomentazioni dei consiglieri nazionali nella prossima riunione del comitato misto. Ammetto, sono confusa, perché mi sembra che queste prese di posizioni vogliano anticipare di qualche giorno le prossime misure antiCovid19 calendarizzate dai vicini di casa, già note a tutti. Che Monaco voglia per forza distinguersi, lo comprendo solo se se cito il comunicato del Consiglio Nazionale: ‘la vaccinazione di massa rimane la chiave dell’immunità collettiva’ ma il “pass sanitario” presto ‘richiesto ai nostri residenti per viaggiare quest’estate’ deve differenziarsi. Insomma i rappresentanti del popolo (nativo) di Monaco vorrebbero si considerasse la creazione di una tessera sanitaria monegasca compatibile con la Francia e l’Europa. Ma monegasca, cioè ‘Made in Monaco’. E perché il pass sanitario rilasciato a chi abita a Monaco dovrebbe essere diverso se le condizioni per ottenerlo sono identiche a quelle richieste agli abitanti in Francia, Italia o altrove in Europa? La gestione ‘indipendente’ della crisi generata dalla pandemia del coronavirus ha avuto senso tra le mura domestiche di ogni Stato sovrano nel momento in cui parliamo di impiegare proprie competenze finanziarie, economiche, mediche e sociali. Ma per la libera circolazione delle persone, a parità di trattamento, è proprio necessario essere non omologato dagli altri? Non capisco perché proporre delle misure discriminatorie laddove la regola generale per non creare confusione sta nell’ allinearsi tutti insieme sugli stessi principi. O no? Chiedo per un amico!

QE MAGAZINE #5 MAGGIO 2021

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