Indomita: a Madonna di Campiglio la voce di Civita Di Russo si fa manifesto di resistenza civile e culturale
Il 25 agosto, nella cornice della Val Rendena, Madonna di Campiglio ha ospitato un vernissage letterario di grande intensità. L’iniziativa, promossa dalle Biblioteche di Pinzolo, Campiglio e Spiazzo-Rendena, ha visto protagonista l’avvocato Civita Di Russo, che ha presentato il suo libro Indomita. La mia battaglia contro le mafie (Castelvecchi), moderata dalla giornalista Elena Baiguera Beltrami

La nostra coach bien-être Roberta Ficacci Zampino, attiva nel Principato di Monaco, ha assistito all’evento, testimoniando un incontro che ha saputo intrecciare cultura, impegno civile e riflessione sociale. L’opera di Di Russo non è un saggio giuridico, ma un racconto intenso di vita e professione, un attraversamento umano e civile dell’Italia nascosta: dalle aule bunker alle minacce, dai silenzi istituzionali ai volti di chi ha scelto di rompere il patto di sangue con le mafie. «La dignità non si chiede. Si esercita», ha sottolineato l’autrice, sintetizzando il senso del suo lavoro.

Durante l’intervista concessa a QE-Magazine, Di Russo ha spiegato: «La difesa non è una tecnica, ma una battaglia disarmata. Non ho mai avuto altri strumenti se non quelli che appartengono a un avvocato: la parola, il diritto, l’ascolto, la conoscenza». Difendere, ha aggiunto, non significa approvare ciò che una persona ha fatto, ma garantire che la sua vicenda venga affrontata all’interno delle regole dello Stato di diritto. Il tema della difficoltà umana nel difendere un collaboratore di giustizia è stato affrontato con grande sincerità: «Ci sono racconti ai quali, come essere umano, reagisci. Non ci si abitua alla crudeltà. L’avvocato deve ascoltare senza trasformarsi in giudice». Ha ricordato anche episodi in cui la coscienza ha prevalso sul ruolo tecnico: «Non sono riuscita a chiedere una diminuente per una persona che aveva assistito all’uccisione di un bambino senza intervenire. In quel caso rinunciai alla difesa». Molto forte il tema del valore delle donne. «Essere donna ha significato dover affrontare stereotipi. Io non ho mai pensato che per essere autorevole dovessi rinunciare alla mia identità. Si può essere rigorose e sensibili, autorevoli e capaci di ascoltare».

Il titolo del libro, Indomita, è stato scelto dall’editore, ma Di Russo lo ha riconosciuto come rappresentativo del suo percorso: «Essere indomita non significa essere invulnerabile. Ho avuto paura, ho conosciuto la solitudine. La vera forza è continuare a fare il proprio dovere anche quando la paura e la solitudine esistono». Fondamentale anche il messaggio rivolto ai giovani: «Il coraggio non consiste nell’assenza di paura. Consiste nel non permettere alla paura di decidere al posto nostro. Ma non possiamo chiedere ai ragazzi di denunciare se non siamo in grado di garantire loro che non saranno lasciati soli». Sul perché parlare di mafia anche in Trentino, Di Russo è stata chiara: «Il fenomeno mafioso cambia nel tempo e nei territori. Il Trentino non può più essere considerato immune. Parlare di mafia in un luogo dove qualcuno pensa che il problema sia lontano significa fare prevenzione».
Oggi, da Vice Capo di Gabinetto Vicario del Presidente della Regione Lazio, Di Russo porta la sua esperienza nelle istituzioni: «Il passaggio dalle aule di tribunale alle istituzioni non significa abbandonare la battaglia. Significa combatterla da un’altra posizione». La serata si è chiusa con un lungo applauso, segno che anche in montagna c’è bisogno di storie come questa: storie di donne indomite che scelgono da che parte stare. «Vorrei che chi era presente si portasse a casa una domanda molto semplice: io, davanti a un’ingiustizia, da che parte scelgo di stare?». Indomita, aggiunge la nostra Roberta, non è solo un libro, ma un manifesto di responsabilità civile, un invito a non voltarsi dall’altra parte. Un racconto che ha emozionato il pubblico di Campiglio e che continua a risuonare come testimonianza di coraggio e coscienza civile.
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