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Il lungo addio

Lontanissimi dalla immagine classica delle pop star gli EELST (Elio e le storie tese) ci hanno accompagnati per quasi trent’anni e ora hanno (forse) deciso che è il momento di dirci addio.

Poche band riescono a dividere le opinioni sul proprio conto come EELST. Da un lato quelli che li amano di un amore struggente e totale, dall’altro quelli che non li sopportano. Il secondo gruppo generalmente é composto da coloro che non li capiscono. Strano vero? Eppure la chiave è molto semplice. Un manipolo di musicisti di altissimo livello che sono cresciuti insieme in una Milano anni settanta, che amano ironizzare sullo star system musicale nazionale e internazionale.

Questa loro ironia si esprime non con una critica, ma con una plateale, volutamente goffa, pubblica imitazione degli stereotipi a cui ci hanno abituati anni di musica pop.  Ecco allora le parrucche di Elio (Stefano Belisari) i travestimenti, ecco le citazioni, le imitazioni, le cover rifatte in tempo reale in chiave ironica dei pezzi di Sanremo e, soprattutto, le loro canzoni più divertenti e ironiche.

Dai tempi delle loro prime esibizioni al Magia di via Salutati a Milano gli Elii hanno sempre tenuto fede con gioviale coerenza a questa “lotta al sistema dall’interno” fino a diventare (magari senza volerlo, o senza prevederlo) una band di riferimento, sia per la loro indiscutibile abilità esecutiva che per la loro originale creatività che è dagli anni ottanta un continuo autorevole sberleffo al mondo dell musica commerciale e ai personaggi che a vario titolo la animano.

Il grande regista John Landis afferma “Humour is the best way to deal with life” (L’umorismo è il miglior modo di affrontare la vita) e gli amati Elii incarnano questo concetto nel miglior modo possibile.

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