Prevenzione e stili di vita: la chiave per proteggere la salute cerebrale

In occasione della Settimana mondiale del cervello che a Monaco si conclude questo 20 marzo nell’ambito di una iniziativa patrocinata dall’Ospedale Princesse Grace, la dott.ssa Roberta Ficacci Zampino, wellness coach nel Principato di Monaco, richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione e sui fattori di rischio che minacciano la salute cerebrale e cardiovascolare, come lo stress cronico e i disturbi del sonno

Nella settimana mondiale del cervello, che si celebra fino al 22 marzo, l’attenzione è stata posta sulle cause che determinano i fattori di rischio per l’insorgenza di patologie a carico del nostro cervello, tra le quali l’ictus è una delle più frequenti. Bisogna ricordare che le prime cause di morte secondo i dati dell’OMS sono le malattie cardiovascolari, che includono le malattie ischemiche del cuore, le malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore.


E’ importante sensibilizzare l’opinione pubblica in un’ottica di prevenzione a meglio conoscere le condizioni che contribuiscono ad innalzare la pressione e che spesso sono sottovalutate. L’ictus, o stroke, malattia cerebrovascolare, è un danno al tessuto cerebrale che ne provoca la morte a causa di un insufficiente afflusso di sangue al cervello (ictus emorragico) oppure per una improvvisa ostruzione da parte di un trombo o di un embolo (ictus ischemico), che è la forma più comune e rappresenta l’80% di tutti gli ictus. L’ictus colpisce 12 milioni di persone nel mondo. Ma con la prevenzione si può evitare fino al 90% dei casi. La prevalenza e l’incidenza dell’ictus aumentano con l’età, in particolare a partire dai 55 anni; dopo i 65 anni l’aumento dell’incidenza è esponenziale.


L’ictus rappresenta un’importante problematica di salute pubblica per la sua diffusione nella popolazione,
per la gravità delle conseguenze sulle persone colpite e comporta spesso un notevole coinvolgimento dei
familiari del paziente e dei caregiver con rilevanti costi economici e sociali. L’ictus si costruisce nel tempo, attraverso i suoi fattori di rischio (ipertensione arteriosa, colesterolo elevato, diabete, fumo) che lavorano in silenzio per anni. E tra gli altri campanelli di allarme da valorizzare ci sono anche lo stress cronico, i disturbi del sonno e una stanchezza persistente. Lo stress di per sé non è un nemico assoluto, entro certi limiti ci dà la carica e ci fa essere più performarti
(EUSTRESS), il problema nasce quando quel meccanismo non si spegne mai, quando cioè lo stress diventa
cronico (DISTRESS) e l’organismo resta in uno stato di attivazione costante. Il sistema nervoso simpatico continua a stimolare il corpo, gli ormoni dello stress (cortisolo, adrenalina) restano elevati e l’equilibrio del nostro sistema cardiovascolare si modifica lentamente, ma in modo deciso. Nel tempo, tutto questo si traduce in pressione arteriosa alta, vasi sanguigni più rigidi e in uno stato infiammatorio persistente. Tutti fattori che accelerano i processi alla base dell’aterosclerosi e che aumentano la probabilità di formazione di trombi. “Lo stress cronico – ha spiegato in un recente Convegno la neurologa Valeria Caso, responsabile della Stroke Unit dell’Ospedale di Saronno – non va considerato solo come un problema emotivo, ma deve essere valutato come uno stimolo biologico persistente che modifica nel tempo il funzionamento cardio-vascolare. Quando questo squilibrio dura anni, il rischio di eventi cerebrovascolari, cioè di ictus aumenta” E se lo stress attiva l’organismo, il sonno rappresenta il momento in cui il corpo può finalmente ritrovare il suo equilibrio. Durante il sonno avvengono processi fondamentali per la salute vascolare, la pressione arteriosa si riduce, l’attività del sistema nervoso simpatico diminuisce e il cervello si rigenera, attivando il sistema nervoso parasimpatico che induce il rilassamento. Se la durata del sonno notturno è troppo breve, troppo lunga, o frammentata, questa finestra di protezione si riduce. Numerosi studi osservazionali mostrano una relazione curiosa ma costante: il rischio di ictus segue una curva a U, è più basso quando si dormono 7-8 ore (la durata ideale del sonno notturno),ma aumentano sia quando il sonno si riduce sotto le 5-6 ore, che quando supera le 8-9 ore. Un disturbo rilevante, in aumento e spesso sottostimato sono le apnee notturne. Chi ne soffre, durante la notte presenta una respirazione che va ripetutamente in pausa (apnee); questo provoca brevi episodi di carenza di ossigeno (ipossia) ai quali corrispondono bruschi rialzi pressori. E nel lungo periodo questo stress vascolare aumenta il rischio di ictus, fino a raddoppiarlo. Insomma il cervello prova a metterci in guardia molto prima che l’ictus si verifichi. Riconoscere i segnali di allarme, combattere stress cronico e apnee notturne può fare la differenza. Un importante protocollo per la prevenzione dell’Alzheimer è stato firmato il 17 marzo dalla Società italiana di Neurologia, dalla Croce Rossa Italiana e dalla Fondazione Aletheia al Senato, durante un convegno promosso dalla Senatrice Tilde Minasi in occasione della Settimana del cervello. Il protocollo d’intesa dà avvio alla campagna “Salute del cervello: prevenzione, politiche, prospettive”. Intervenire sui fattori di rischio (ipertensione, diabete, obesità, inattività fisica, fumo) potrebbe ridurre il rischio di demenza fino al 45%. Altro fattore cruciale è l’alimentazione. “L’apparato digerente è come un secondo cervello e i nostri due cervelli dialogano tra loro. Un consumo eccessivo di alimenti ultraprocessati determina malattie, tra cui le neurologiche” cosi ha precisato il Professor Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico del Policlinico Gemelli di Roma e Presidente del comitato scientifico della Fondazione Aletheia. Ricordiamo ai nostri lettori che il detto ippocratico “il cibo sia la tua medicina” è rimasto valido nel tempo e il termine dieta significa “Stile di Vita” e non è solo riferito all’apporto alimentare.

Con un approccio chiaro e divulgativo, la dott.ssa Ficacci Zampino ci invita a considerare la prevenzione non solo come un atto medico, ma come una vera e propria scelta di vita, capace di ridurre in modo significativo il rischio di ictus e di altre patologie neurovascolari.

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