Manifestazioni pacifiche contro l’obbligo del Green Pass: perché hanno senso a Monaco ( e meno altrove)

Il Principato di Monaco, in una non tanto lontana campagna di comunicazione istituzionale si promuoveva come ‘un mondo a parte’, una sorta di paese modello diverso da tutti gli altri…

Considerato che, come monarchia costituzionale, questo territorio extraeuropeo poggia le sua fondamenta politiche sulle azioni intraprese dal Governo su invito del suo Sovrano – colui che ha l’ultima parola sulle leggi ma non in tema di giustizia -, attualmente si parla di questa enclave indipendente dalla Francia come di un Nazione illuminata, con i suoi sudditi che, capziosamente, vogliono sia chiara la distinzione tra cittadini monegaschi e residenti. Per la popolazione locale in genere, data la dimensione del territorio e questo aspetto famigliare che tanto piace al Principe di Monaco, nel momento in cui quest’ultimo riveste il ruolo di Capo di Stato diventa anche una sorta di grande papà e un capitano d’azienda, una SPA come direbbe Mauro Marabini nel suo recente libro (clicca qui per leggere l’articolo). I concittadini del Sovrano hanno però un privilegio, giacché la legge di Monaco deve garantire loro una casa ed il lavoro. Ecco, quando quest’ultimo aspetto viene messo in discussione per cause esterne (vedi la pandemia della Covid19 e l’obbligatorietà del pass sanitario) è comprensibile che la reazione sia rivendicare il loro essere ‘monegasco’ ed i diritti acquisiti per statuto. Non sono ribelli le persone che vedono le prossime disposizioni sanitarie come emanazioni di discipline già applicate in Francia o in Italia, perché a loro, le misure giustificate in paesi fortemente colpiti dal coronavirus, qui suonano come una enorme forzatura. La partecipazione attiva dei monegaschi alle tre manifestazioni organizzate nel corso della scorsa settimana, a dispetto di chi ha minimizzato il numero dei partecipanti – la non presenza sul campo di certe testate giornalistiche che poi hanno semplicemente riportato, commentandolo a margine, il comunicato stampa diffuso dal Governo monegasco è stato francamente deplorevole – dimostra che, proprio a differenza di altre nazioni, il popolo di Monaco si sente come una famiglia unita che vuole far sentire la sua voce quando parte dei suoi componenti potrebbero essere discriminati da leggi create in funzione del pass sanitario.

Tutti i manifestanti, e ve lo dice una ipercritica, nel corso dei loro discorsi e nei comportamenti sono stati davvero esemplari: misurati, corretti, civili e rispettosi delle idee e le convinzioni di ciascuno, tra loro c’erano vaccinati e no-vax gli uni al fianco degli altri, ma anche persone che per ragioni di salute non possono farsi iniettare alcuna sostanze ed altre che già immunizzati ma che non riescono ad ottenere per ragioni burocratiche il loro Green Pass. La loro voce, amplificata da inni e canti – hanno intonato pure Bella Ciao – si è unita a chi lanciava accorati appelli a non licenziare chiunque non si pieghi alle forzature non previste da contratti collettivi, evidenziando quella specie di mobbing che al CHPG sta colpendo le categorie dei paramedici e infermieri. La risposta alla proposta di legge formulata dal Governo di Monaco, in alcuni casi già data per scontata, sarà esaminata il 14 settembre a partire dalle 18hh00 nel corso di sessione straordinaria convocata da S.A.S. il Principe Sovrano. Tra l’altro è pure prevista la trasmissione in diretta sulla pagina FB dell’emiciclo. Come è noto saranno i membri del Consiglio Nazionale, prendendo in mano il testo del progetto di legge n°1043, a dover capire se e come rendere obbligatoria la vaccinazione contro il #Covid19 per il personale che lavora nelle strutture sanitarie monegasche, ossia gli operatori sanitari liberali e il personale delle strutture di assistenza agli anziani, così come più in generale per le persone in contatto regolare con individui fragili o vulnerabili.

Bisogna anche dire che il contenuto del probabile decreto ministeriale, fin dalla sua pubblicazione sul sito del Consiglio Nazionale di Monaco, ha sollevato immediatamente un certo numero di questioni, anche in seno all’organismo eletto dal popolo monegasco – ma che può essere sciolto dal Principe a sua discrezione – tanto da essere stato necessario chiedere il parere del maggior numero di parti sociali, di professionisti interessati da questo testo, nonché dell’Alto Commissariato per la protezione dei diritti a Monaco che si è incaricata di chiarire alcuni punti nel testo accessibile qui.  In tutto una ventina sono stati i riscontri con i quali sono stati espressi pareri diffusi, in piena trasparenza, sempre sul sito dell’Emiciclo di Monaco. Parrebbe comunque che ci siano elementi che porterebbero confortare i rappresentanti eletti nell’effettuare modifiche sostanziali al testo presentato dal Governo, senza mettere in discussione la volontà di proteggere i malati e i più fragili con la vaccinazione obbligatoria delle badanti. Mai, in quest’ultimo secolo, i membri del Consiglio Nazionale hanno dovuto affrontare tematiche così scottanti. La loro abilità politica si misurerà sulla capacità di destreggiarsi tra le richieste del fronte popolare contrario all’obbligo del Green Pass rappresentato dal Movimento pacifico capitanato da Sarah, e le necessità espresse dal Governo che invece viaggia in direzione opposta. L’esito finale è dietro la porta, per quanto la sua riuscita dipende da come verrà presentata la legge emendata e se coloro che governano il Principato di Monaco sono disponibili alla negoziazione. Staremo a vedere…

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