Michele Di Mauro: da Beckett a De Filippo

Da Torino, la nostra corrispondente Silvia Giordanino che, dopo l’ultima replica di Finale di Partita di Samuel Beckett, rappresentata con grande successo al teatro India di Roma, ha intervistato l’attore Michele Di Mauro


Endgame fu un testo di rottura degli anni ’60. Davvero riuscita l’interpretazione di Michele, il quale dipinge il personaggio di Hamm con pennellate senza sbavature, “materiche”, toccando le profondità del testo teatrale. Tangibile la sua collaborazione con il regista Gabriele Russo al quale va anche attribuita l’ottima scelta degli altri attori in scena: Giuseppe Sartori, Anna Rita Vitolo e Alessio Piazza. L’intervista.

FINALE DI PARTITA è un testo denso di significato e non semplice da rendere. A lei è stata affidata la parte principale, quella che regge la trama. Come ha affrontato lo studio di questo ruolo e quanto a lungo è durata la preparazione?
Ho scelto io stesso, con Gabriele Russo il regista, questo testo. Abbiamo lavorato insieme anche sulla traduzione e sull’adattamento in maniera molto minuziosa e accorta. Quindi il progetto è iniziato molto tempo prima delle prove che poi sono durate trenta giorni. Ho affrontato il ruolo di Hamm, che ho scelto di fare, non mi è stato assegnato, e quindi ho cominciato a lavorarci molto tempo prima, come faccio sempre, partendo da zero e costruendo Hamm con i compagni di lavoro e insieme al regista.
All’epoca ENDGAME fu, a tutti gli effetti, un lavoro teatrale “di rottura”. Ritiene che il Teatro Italiano in questo momento abbia bisogno di una cosa simile?
Il Teatro Italiano ha bisogno di coraggio. E credo che mettere in scena FINALE DI PARTITA con una visione che sia diversa da quelle con cui normalmente è stata affrontata sia un atto doveroso oltre che coraggioso, perché altrimenti il Teatro muore se non lo si reinventa, se non lo si assale, se non lo si conquista, se non lo si ama. E quindi con l’amore lo si fa diventare qualcos’altro che non è la vita, che non è la vita della pagina scritta, che non è la vita del già fatto e del già saputo.
Com’è stato e com’è tutt’ora il rapporto con il regista?
Il rapporto con il mio regista, che è Gabriele Russo, è molto interessante, intrigante, profondo, affettuoso.
È una persona a cui voglio bene e che stimo. Lui sa ascoltare e mettere in pratica le cose utili, i suggerimenti e le mie visioni, i miei percorsi, le mie grammatiche. Ci siamo incontrati davvero. Ci siamo parlati veramente e continuiamo a farlo.
Intendo dire se ha trovato il suo spazio espressivo, come mi è chiaro. Sembra “cucito perfettamente su di lei”.
È una figura complessa eppure resa perfettamente sul palcoscenico.

Non so se il personaggio di Hamm sia cucito su di me. Sono sicuro di essere stato pronto a ospitarlo, come dico sempre, e spero che si trovi bene a casa mia, nel mio corpo e nel mio pensiero. Mi pare di sì: da quello che vedo e che sento credo sia così.
Progetti per il futuro?
ENDGAME avrà vita nuova nella tournée del 2027. Ora sono in diversi teatri d’Italia con LA GRANDE MAGIA di Eduardo De Filippo, una produzione del Bellini di Napoli, sempre con la regia di Gabriele Russo, che ha avuto 100 repliche nella stagione 2024/2025 e che nel 2026 proseguirà la sua programmazione fino ad aprile. (Foto di scena FLAVIA TARTAGLIA)

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