Monaco Press Club: Anne-Laure Boselli invitata sul palco del Teatro des Muses

​Per il primo appuntamento dell’anno, su suggerimento della giornalista Joelle Deviras, presidente del Monaco Press Club, Anne-Laure Boselli, coach, specialista nella comunicazione interpersonale e scrittrice, da Parigi ha raggiunto il palco del Teatro des Muses per un incontro durato qualche ora sul tema ”Io informo, tu comunichi, ma di cosa stiamo parlando?

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Anne-Laure Boselli è disinvolta e timida allo stesso tempo, quando si presenta di fronte ad una platea attenta, composta esclusivamente dai membri del Monaco Press Club. Mai sopra le righe, misurata e sorridente – se indossa la mascherina sono i suoi occhi a rivelare la sua benevolenza – è proprio nella giornata in cui il Governo ha presentato ufficialmente l’equipe monegasca che parteciperà ai Giochi Olimpici invernali in Cina, lo scorso 18 gennaio, che si è espressa sul palco del teatro des Muses per proporre nuove modalità ideate per scambiare punti di vista e illustrare le sfide della trasformazione dei media. L’evoluzione della società, con lo sviluppo dei social in particolare, sono attualmente all’origine delle preoccupazioni che i professionisti della comunicazione – che siano giornalisti, addetti stampa o blogger – sanno di dover ‘maneggiare con cura‘ per adattarsi ai nuovi linguaggi che li caratterizzano. Eppure, se chi informa non necessariamente comunica, e viceversa, per la Boselli analizzare il processo che porta a distinguere chi fa davvero informazione, autopromozione o che per diletto si celebra come influencer, non è un percorso scontato. Anzi. Il dibattito che ne è nato, prima con il confronto in sala, e poi sul palco con alcuni membri del Monaco Press Club invitati a rispondere a delle semplici domande – tipo come comunicare o informare, con quali strumenti e che risultati – ha messo il luce come l’ambiguità dei messaggi, l’uso corretto delle parole, e la credibilità di chi diffonde un messaggio siano fondamentali per raggiungere gli obiettivi prefissi. Anne-Laure Boselli, da esperta coach di sviluppo personale e professionale, ha lasciato che fossero gli altri, gli invitati, ad esprimersi sulle dinamiche del proprio lavoro, fornendo gli essenziali elementi di riflessione. Scandendo ogni intervento con i tempi propri di uno spettacolo teatrale, e posizionandosi metaforicamente nel posto più ambito in sala – quello che nei teatri italiani viene definito l’occhio del principe, al 7° rango, poltrona centrale – ecco che senza distorcere la prospettiva la Boselli ha invitato garbatamente alla riflessione, alla sospensione del giudizio quando si tratta di informare, oppure semplicemente di condividere un messaggio se ci si occupa di uffici stampa, attività quest’ultima complessa e non banale come sembra in apparenza.

E, analizzando quello che viene proposto dalla coach come stratagemma funzionale, ossia provare a fare autoanalisi per comprendere meglio come certe ambiguità del nostro essere, la percezione porosa e liquida degli spazi che ci circondano e capire meglio, in tempi così difficili, chi siamo, cosa facciamo e perché, Boselli ha svelato alcune tecniche di introspezione oggetto del suo ultimo volume, Découvrir son royaume intérieur (Dauphin éditions), offerto in omaggio alla fine della sessione. Di questa esperienza, il cui merito è aver permesso anche un confronto ‘guidato’ da domande e risposte poste dalla coach, resta la sensazione che pregiudizi, l’utilizzo non corretto delle parole, soprattutto se diffusi sui social media, rischiano di inquinare la buona informazione che nasce – o per lo meno dovrebbe – basarsi sulla verifica delle fonti. Ma gli opinionisti, purtroppo, sono sempre in agguato e così, malgrado tutto, ecco che articoli e comunicati diffusi sul web, lontani dall’essere frutto di contemporaneità, diventano stimolo per riflettere sopra, generando un giudizio solo dopo che la coscienza ha lasciato sedimentare il contenuto del messaggio. E la ricerca all’interno del nostro io diventa così, grazie anche al volume della Boselli, pretesto per comprendere la nostra capacità di accettarci ed essere quel che siamo così come siamo, non solo giornalisti e comunicatori, ma anche e soprattutto artefici del nostro destino. 

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