Principato di Monaco, gaffe all’OCSE

Il mondo cambia ed anche Monaco, che non vuole essere da meno, si adegua ai tempi e a volte anticipa le tendenze. Gli eventi di questa settimana vanno proprio in questa direzione. Ma andiamo con ordine. Dunque, una volta classificato, a torto o a ragione, paese dalla fiscalità opaca tanto da essere luogo preferito per occultare denari di dubbia provenienza, il dorato Principato di Monaco si redime oltre 10 anni fa, con l’intronizzazione di SAS il Principe Alberto II che auspica per il suo paese, etica, trasparenza e comportamenti modelli, anche per l’ambiente. Da allora, il sistema bancario e le nuove norme introdotte, in linea con le raccomandazioni dell’OCSE, fanno scivolare Monte Carlo da paese in lista nera a grigia fino allo smacchiamento totale. Il Principato di Monaco è in lista bianca, segue i dettami imposti in termini fiscali e bancari richiesti, e si apre un nuovo capitolo nella storia della finanza locale. Ora, come molti sanno, per avere la residenza a Monaco, esistono varie strade quando si è in possesso di un appartamento o di un contratto d’affitto: essere dipendente di una società, aprire un’attività come imprenditore ed infine va bene anche se senza impiego. In quest’ultimo caso però, bisogna dimostrare di avere un reddito-vedi conto corrente – consistente che giustifichi e permetta la permanenza annuale nel Principato di Monaco. L’importo richiesto è di qualche centinaio di migliaia di euro. Questa nozione, all’Organizzazione della Cooperazione e dello Sviluppo Economico (OCSE) deve essere sembrata forse sufficiente per listare Monaco tra gli Stati che propongono programmi per l’ottenimento della residenza o la nazionalità attraverso investimenti. Alla pubblicazione della specifica, il Governo del Principato ha subito reagito chiedendo, lo scorso 17 ottobre, di rettificare la lista. Una svista, quella dell’OCSE, che la dice lunga su come sia facile classificare in un elenco uno Stato seguendo una standard generale non verificato. Tutto questo accade, comunque, mentre in questi giorni il Consiglio Nazionale monegasco – vedi Parlamento – elimina formalmente un ostacolo all’eguaglianza tra uomo e donna, eleggendo come capo di famiglia anche le signore, prerogativa riservata fino ad ora ai soli messieurs. Dopo il divorzio per mutuo consenso, approvato il 20 giugno del 2007, questa nuova legge, operativa dall’inizio del prossimo anno, consente un avanzamento verso l’adeguamento e parità di ruoli anche in famiglia. In termini pratici, una donna impiegata nella pubblica amministrazione o nel comune può dunque estendere al proprio partner – senza lavoro – i benefici dell’assistenza sociale, privilegio che interessa oltre 530 donne monegasche o residenti a Monaco. La legge si applicherà in seguito anche a tutte le altre lavoratrici del Principato di Monaco. Insomma, la lotta ai pari diritti comincia a dare i suoi frutti.

Nel frattempo, come diciamo sempre, noi vi raccontiamo Monaco ed altri fatti in questo nuovo numero di QE-MAG@ZINE #33  tutto da scoprire. Buona lettura!

 

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